Cosa significa lavorare in un coworking?

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Dalla competizione alla collaborazione: i nuovi trend dell'economia collaborativa

Il coworking funziona

Non è una domanda, è un’affermazione.

Sia che tu sia un libero professionista e lavori da solo, sia che tu faccia parte di un’azienda che ha deciso di puntare sullo smart working e sugli uffici condivisi, il coworking è la scelta vincente.

Questa modalità di lavoro, basata sulla condivisione di spazi e di idee e che coinvolge nel mondo circa 1,7 milioni di persone, è di fatto una forma di economia collaborativa in cui lo spazio di lavoro diventa la piattaforma che abilita l’incontro tra persone ed aziende e la condivisione di progetti, supportando così lo sviluppo di collaborazioni profittevoli. 


Ma, sappiamo davvero di cosa si tratta? 


Negli ultimi 10 anni il coworking, comunemente noto come spazio di lavoro condiviso, si è trasformato in qualcosa di più, diventando uno stile di vita, una pratica che sta acquisendo sempre più consapevolezza e seguaci. 


Una sorta di yoga, dove mantenere l’asana, la posizione, è in realtà decidere di stare all’interno di un luogo di lavoro dinamico, stimolante e poliedrico, in continua evoluzione ed apertura verso l’esterno e con le persone da cui si è circondati. 


I coworker sono pionieri del lavoro, non solo liberi professionisti o freelance in cerca di compagnia, ma veri e propri lavoratori che decidono di aprirsi al confronto e scelgono un luogo come quello del coworking per far crescere la propria professione o addirittura la propria società in un ambiente sempre stimolante e poliedrico.


 

Cos’è il coworking e perchè è così diffuso? 


Antesignano fu il café: accordi di lavoro e meeting improvvisati davanti a un cappuccino si sono resi ormai talmente frequenti che non esiste più un confine netto tra spazio di lavoro e luogo dove prendersi un caffé.


Questa evoluzione ha contribuito a ridefinire non solo il concetto di workplace, ma la stessa esperienza di vita e lavoro. 


Risultato di questo cambiamento sono proprio i coworking, ambienti che offrono un’esperienza di lavoro dinamica e curata in ogni dettaglio: dal design dell’ambiente, alla connessione wi-fi, passando per spazi più social come la caffetteria dove fare dalla colazione all’aperitivo, per finire con gli eventi di networking e con la formazione continua, momento di incontro e confronto organizzati ad hoc su temi cari alla community.  


Nasce così un ambiente intelligente e sempre più mainstream dove collaborare e co-creare valore per se stessi, il proprio business e la propria comunità.


Oggi possiamo parlare di coworking come comunità di persone, di imprenditori e professionisti che credono nello scambio e nel confronto come leva per la crescita personale e professionale. 


Quali sono le regole da rispettare per lavorare al meglio in un coworking?


Come ogni comunità che si rispetti, anche il coworking ha le sue regole che aiutano a vivere l’esperienza di lavorare con altre persone unica e speciale. 

Ecco una prima overview di come ci si deve comportare in un coworking: 

  • Avere fiducia

  • Liberarsi dalle etichette e dai luoghi comuni

  • Riconoscere il valore sociale del posto di lavoro


 

1. Regola del coworking: avere fiducia


 Già, proprio la fiducia, questa sconosciuta. 


In un’epoca in cui la diffidenza ci porta a pensar male persino del nostro migliore amico (perchè fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio), i coworking rompono ogni schema riportando in auge il valore fondante dell’economia collaborativa: la fede nel prossimo. 


Sviluppare un rapporto di questo tipo non solo fra i coworker che lo abitano, ma con il luogo di lavoro stesso è molto importante ed è la reale missione delle piattaforme collaborative. 


Ai professionisti che decidono di lavorare in un coworking spetta l’ancora più arduo compito della conoscenza: sapere cosa significa lavorare in uno spazio condiviso e sposarne le intenzioni è alla base del rapporto collaborativo che dovranno instaurare con esso.


2. Regola del coworking: liberarsi dalle etichette e dai luoghi comuni


I coworking, per quanto sempre più diffusi, continuano a portarsi addosso il fardello di alcuni miti necessariamente da sfatare per entrare a farne parte con la giusta consapevolezza. 


Innanzitutto non sono spazi pensati solo per freelance e startup: sempre più frequenti sono, infatti, le manifestazioni di interesse da parte di grosse aziende, che li scelgono per uffici locali o sedi distaccate. 


In seconda istanza, i coworking non sono tutti uguali e uno non vale l’altro: potete trovare da grossi open space fatti di lunghe scrivanie da condividere a office suite, una volta chiarite le vostre esigenze potrete cercare lo spazio che meglio le soddisfa. 


Terzo: lavorare in un coworking non significa muoversi in uno spazio limitato, anzi significa avere a disposizione uno spazio ampio e declinabile a seconda delle proprie esigenze nella massima flessibilità. 


Infine, abbandonate il timore di perdere la vostra identità aziendale: entrare a far parte di una comunità con una forte cultura vi aiuterà a definire ancora meglio la vostra e la condivisione e lo scambio con gli altri coworkers daranno valore all’attività che svolgete.


3. Regola del coworking: riconoscere il valore sociale del posto di lavoro


Inutile negare che il lavoro interessa ormai la gran parte del nostro tempo, perchè quindi non rendere quel tempo davvero di qualità? 

Niente più dell’ambiente di lavoro aiuta in questo senso: il luogo influenza e determina le prestazioni professionali, per questo gli spazi condivisi devono essere pensati per favorire e incoraggiare l’interazione sociale e la collaborazione, attraverso servizi di qualità ed eventi pensati per il networking, ma anche grazie a formule che sempre meglio sappiano gestire il binomio casa-lavoro, migliorando la qualità della vita.


Perchè, quindi, scegliere il coworking?


Porre l’attenzione sui coworking significa prendere in considerazione dei parametri molto diversi da quelli convenzionalmente usati per determinare la qualità del lavoro: significa mettere al centro gli individui per comprendere la dimensione sociale del lavoro, e in seconda istanza lo spazio che li ospita, in virtù di un valore ambientale da valutare non più solo in termini economici.

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