Sostenibilità ambientale e smart working: qual è il ruolo delle imprese

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Intervista a Simone Molteni, Direttore Scientifico di LifeGate

Secondo l’ ultimo censimento ISTAT sette imprese su dieci adottano comportamenti “sostenibili” e da qualche anno la sostenibilità ambientale è un argomento molto dibattuto. Si è capito che rendere la nostra vita sostenibile sul pianeta è una priorità di cui dobbiamo occuparci sia a livello individuale, sia a livello pubblico, sia nelle aziende in cui lavoriamo.

Abbiamo chiesto un punto della situazione a Simone Molteni, Direttore Scientifico di LifeGate e Direttore Generale di LifeGate Energy. Volete sapere come un modello evoluto di smart working può avere un impatto positivo sul nostro pianeta e qual è il comportamento più facile da adottare e che dà maggiori risultati? 

Da qualche anno, la sostenibilità ambientale è un argomento molto dibattuto. Si è capito che rendere la nostra vita sostenibile sul pianeta è una priorità di cui dobbiamo occuparci sia a livello individuale, sia a livello pubblico, sia nelle aziende in cui lavoriamo.

 

Anzi, il coinvolgimento delle imprese è fondamentale per apportare innovazione anche in questo ambito. Ognuno deve dare il suo contributo perché per lavorare sulla sostenibilità bisogna rafforzare tutte le reti e le collaborazioni che esistono già e farne di nuove.

 

Anche le singole aziende possono fare molto.

 

Secondo l’ ultimo censimento ISTAT sette imprese su dieci adottano comportamenti “sostenibili”:

nel 2018, 712 mila imprese (68,9% delle imprese con 3 e più addetti) dichiarano di essere impegnate in azioni volte a migliorare il benessere lavorativo del proprio personale;

688 mila (66,6%) svolgono azioni per ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività;

670 mila (64,8%) si sono attivate per migliorare il livello di sicurezza all’interno della propria impresa o nel territorio in cui operano.

Rispetto al rapporto con altri soggetti e con il territorio, quasi un terzo (31,3%, ossia 323 mila imprese in valore assoluto) sostiene o realizza iniziative di interesse collettivo esterne all’impresa; una quota analoga di imprese supporta o realizza iniziative a beneficio del tessuto produttivo del territorio in cui opera (303 mila imprese, pari al 29,4%).

 

Una delle attività ad alto impatto di sostenibilità ambientale che molte aziende scelgono di adottare è l’uso di energia pulita per alimentare le proprie sedi produttive o uffici. In Copernico lo facciamo dal 2016 e possiamo testimoniare che fare la differenza è possibile: lo scorso anno abbiamo ridotto le emissioni di CO di 2.330 tonnellate.

Oppure riutilizzando le risorse. Questo può essere fatto davvero a più livelli: nel nostro ambito, si può dare nuova vita al patrimonio immobiliare già presente, efficientandolo ed evitando di utilizzare ulteriore suolo per nuove costruzioni.

O ancora, si può scegliere una mobilità green, basata su mezzi non inquinanti e sui mezzi pubblici (è il motivo per cui noi scegliamo sempre immobili centrali in città, che si possano facilmente raggiungere con la metropolitana, autobus o tram).

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Per aiutare le imprese a scegliere quale strada intraprendere in fatto di sostenibilità, abbiamo chiesto a Simone Molteni, Direttore Scientifico di LifeGate e Direttore Generale di LifeGate Energy, un punto sulla situazione sostenibilità e qualche consiglio sulle azioni da intraprendere per avere un impatto più positivo sul nostro pianeta, in termini di sostenibilità.

 

I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti e la sostenibilità sta diventano un tema che attira forte attenzione in Italia. Cosa dovremmo fare per facilitare la discussione su questo argomento e la maggiore diffusione di uno stile di vita maggiormente sostenibile?

 

Purtroppo per attirare l’attenzione siamo dovuti arrivare a toccare con mano gli effetti del riscaldamento globale, tanto che ormai già da qualche anno siamo in un vero e proprio stato di ‘emergenza climatica’. In realtà, il mondo scientifico aveva previsto questo scenario da almeno 50 anni come ampiamente probabile. Quindi l’unica cosa che si può fare ora è passare tutti velocemente all’azione per scongiurare gli scenari più catastrofici. Per farlo, occorre mobilitare subito tutti gli attori del cambiamento in grado di innescare velocemente azioni efficaci. Personalmente, non credo che le risposte possano venire solo dalla politica e dalle istituzioni, che sono troppo lente nel prendere le decisioni, ma credo che siano anche le aziende oggi a dover prendere la guida, perché hanno la rapidità di intraprendere azioni con un impatto adeguato alle problematiche in corso, inaugurando modelli di produzione e consumo sostenibili.

 

Quali sono i segnali più importanti che il pianeta ci sta inviando?

 

Il pianeta sta cambiando velocemente: se non faremo presto marcia indietro, rischiamo di abitare su una Terra che ci apparirà molto diversa. Stanno accadendo fenomeni meteorologici che già si conoscevano, ma che risultano inediti per gravità, intensità e frequenza. Penso alle bombe d’acqua delle nostre ultime estati italiane: una quantità di pioggia tanto ingente in così poco tempo non si era mai vista nel nostro Paese. O agli incendi in Australia e California, il mix di siccità e alte temperature li ha resi così estesi e violenti che le squadre di terra non riuscivano a fermarli. Un altro esempio è l’acqua alta a Venezia, che si è sempre verificata, ma ormai è così frequente da rischiare di sommergere questa città gioiello insieme a tante fasce costiere. Oppure penso alle specie aliene: insetti come la zanzara tigre non erano comuni alle nostre latitudini, ma lo sono diventate. Sono tanti segnali di una nuova era climatica. O i simboli di un’era geologica nuova, determinata dall’azione dell’uomo, che è stata chiamata Antropocene. Sta a noi cambiare radicalmente e al più presto le nostre abitudini.

 

 

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Quale pensa possa essere l’impatto a livello ambientale di un modello più maturo e diffuso di smart working e non solo di home working?

 

Sono sempre stato un grande sostenitore dello smart working, che permette di risparmiare tempo, risorse e quindi emissioni altrimenti sprecate, per esempio per spostamenti inutili. Uno dei pochi lati positivi della pandemia è proprio averci dimostrato che l’ufficio non è l’unico posto dove si può lavorare. Credo che si debba finalmente passare a un modello smart per davvero, ovvero un modo di lavorare in cui vengano cancellati non solo i viaggi della speranza di tanti pendolari (io tra quelli), ma anche tutte quelle attività inutili che non portano valore aggiunto. Il contatto umano è insostituibile, ma deve essere mirato proprio per dare il giusto valore ai momenti collaborativi, quando serve davvero incontrarsi. Il modello un po’ fantozziano in cui il dipendente migliore si misura in base al numero di ore passate alla scrivania (anche se dormendo) va lasciato definitivamente alle spalle, per migliorare l’efficienza delle ore lavorative e, contemporaneamente, la qualità della vita di tutti.

 

Che relazione c’è a suo avviso tra sostenibilità da un lato e spazi di lavoro flessibili e coworking dall’altro?

 

Sono due ambiti che hanno molti punti comuni, a partire dalla resilienza. In uno scenario che continua a mutare, essere flessibili significa fare un uso ottimale delle risorse: difficile pensare di mantenere un ufficio da 1.000 persone se non sai di quanti collaboratori avrai bisogno il mese prossimo. Poter disporre di asset e strumenti che si adattano alle necessità effettive significa non sprecare risorse, e questo è un concetto che si sposa pienamente con la sostenibilità.

 

Rispetto ad altre azioni, qual è l’impatto contro i cambiamenti climatici di scegliere energia pulita rispetto all’adozione di altri comportamenti?

 

Prima parlavamo dell’importanza, nell’attuale emergenza, di focalizzarsi sugli attori che possono davvero cambiare lo scenario. Lo stesso vale per le azioni: è importante essere consapevoli di quali scelte sono in grado di portare in fretta i vantaggi maggiori. L’energia pulita ha queste caratteristiche: è l’azione più importante e più efficace che si può fare per l’ambiente in 5 minuti. Se guardiamo a casa nostra, permette infatti di tagliare 1.380 kg di CO2 senza modificare il proprio stile di vita. Se confrontata ad altri gesti sostenibili, comunque meritevoli, come scegliere una dieta vegetariana o andare tutti i giorni in bici al lavoro, è quella che ha l’impatto maggiore in termini di CO2 evitata (oltre il doppio) e che richiede l’impegno minore. In termini di efficienza, quindi, non ha rivali.

 

Possiamo considerare Copernico come un fornitore di energia verso la sua community attraverso le risorse che mette a disposizione dei clienti. Cosa si aspetta da uno spazio del lavoro del futuro in termini di sostenibilità?

 

Il primo ruolo di un ufficio è quello di renderci efficienti ed efficaci nel lavorare. L’ufficio sostenibile del futuro non può quindi limitarsi a essere eco, per esempio perché in classe A o arredato con mobili di riciclo. Deve essere uno spazio innanzitutto flessibile per evitare gli sprechi e poi capace di fornirci strumenti efficienti e aggiornati. Vado oltre: in un mondo ideale lo spazio di lavoro deve essere anche capace di offrire spunti e visioni sui cambiamenti in atto, stimolare la creatività e aiutarci a definire le strategie corrette per il futuro. Per questo sono fondamentali le attività di sensibilizzazione e formazione sulle novità e i trend del momento. È l’accesso a questi servizi che fanno e faranno la differenza soprattutto per le micro e piccole imprese italiane che di solito, proprio per le dimensioni, non riescono a restare aggiornate in tempo reale. E in un mondo che cambia velocemente questo può essere fatale. Perché – ricordo - sostenibilità significa innanzitutto restare vivi.

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