Smartworking

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  • 02.11.2019
  • Smart Living

Il concetto studiato e spiegato da Mariano Corso

Mariano Corso è docente universitario, insegna leadership dell'innovazione, lavora per l'Osservatorio innovazione digitale del Politecnico, ed è socio di un'azienda residente a Copernico, il gruppo Digital360, all'interno del quale è direttore scientifico di Partners4Innovation, società di consulenza che fa advisory sul tema dell'innovazione digitale.

Nessuno meglio di lui per iniziare il viaggio dentro Copernico e le interviste ai copernicani cercando di capire meglio lo smart working.
 

Una definizione di smartworking?

Lo scambio tra autonomia che viene restituita ai lavoratori in cambio di un orientamento maggiore al risultato.

È uno dei grandi temi di cambiamento che cerchiamo di studiare e che raccontiamo.

È una vera rivoluzione copernicana, non esiste miglior luogo dove utilizzare questo termine.


È un fenomeno che avete contribuito a lanciare in Italia, a comprenderlo meglio: e anche la ragione della vostra scelta di abitare qui

Precisamente. Siamo relativamente grandi rispetto a chi normalmente ospita Copernico, siamo in cento qui a Milano, abbiamo un'altra sede a Roma, ma ci siamo sentiti molto coinvolti in questo progetto che racconta un po' anche noi: un ecosistema più ampio dove essere azienda come entità ma anche individui con un proprio network.


C'è una corrente di pensiero che sostiene che osservando il comportamento del lavoratore si capisce come il controllo assoluto premia soltanto la produttività ripetitiva, mentre la libertà creativa rischia di far perdere il controllo della produzione, perciò la soluzione sta nella ricerca continua di un equilibrio. È corretto?

È una visione che mi vede abbastanza convinto.

L'equilibrio nasce dalle persone, dalla loro maturità e dalla loro disciplina, però gli spazi influenzano i comportamenti delle aziende.

Avere il corretto equilibrio tra autonomia e orientamento ai risultati fa accadere le cose: la pura creatività secondo me non produce davvero innovazione, che è molto più della creatività e richiede una pressione sui risultati.

Gli spazi raccontano questi equilibri: spazi per la concentrazione, per lavorare da soli, spazi per lavorare con altri in modo formale, e spazi per la condivisione, più liberi.

Certo che uno spazio omologato e omologante non consente a una persona di esprimersi appieno.

Spesso lo smartworking viene ricondotto alla possibilità di lavorare da casa, ma non fa tutta questa differenza, che invece è portata dal coworking.

Non da tutti, ma sicuramente da Copernico.


Uno dei lavori delle startup e delle aziende è anche riconoscere il luogo di lavoro giusto?

Sì, bisogna sapere identificare gli spazi giusti, che contribuiscano ad accrescere autonomia ed opportunità.

Lo spazio ideale è quello che consente di ridefinire velocemente le distanze a seconda dei bisogni: se devi focalizzarti resti da solo, se cerchi networking lo trovi facilmente, un insieme bilanciato di stimoli che l'azienda e la casa propria non possono dare.


Esiste il copernicano?

La cosa bella è che non ce n'è uno solo, se ce ne fosse uno solo non avremmo bisogno di Copernico.

Qui incontri persone realmente molto diverse, ma i valori comuni che si respirano sono la curiosità e rispetto ed interesse per la diversità, così che nessuno è davvero estraneo, e questo segna una certa differenza coi coworking tradizionali.


E la competizione?

Le aziende che si stanno ritrovando qui, scoprono che per caratteristiche possono avere dei tratti concorrenziali, un effetto distretto innovativo, ma è la natura di questo posto: ci sono tanti coworking che si dedicano ai liberi professionisti, alle startup, qui si offre un buon mix anche alle aziende più strutturate.

Il connubio tra coworking maturo e smartworking sia questo: gli spazi stimolano i comportamenti, e siccome sono diversi a seconda delle caratteristiche, Copernico è un ambiente molto differenziato.

Tutto sta nell'usarlo nel modo giusto.

È molto più bello e stimolante degli spazi unici, della scrivania a cui sei incatenato: non funziona, mentre al contrario la mobilità interna di Copernico è una bella immagine del fare impresa. Competizione compresa.

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