Smart Working: istruzioni per l'uso

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Intervista ad Andrea Solimene, co-founder di Seedble e relatore SWD18

Al giorno d'oggi il numero di freelance è in continuo aumento, come anche il numero dei lavoratori da remoto, e presto si arriverà ad una rottura con gli schemi lavorativi del passato. Questo (e molto altro!) è quello che ci ha svelato Andrea Solimene, co-founder di Seedble e relatore allo SWD18, che ci ha anticipato qualcosa sul suo intervento "Smart Working: questione di lusso o sopravvivenza?"

1. Ciao Andrea! Sarai una delle voci dello Smart Working Day 2018.
Sul tuo profilo leggiamo Smart Working Adviser, spiegaci bene che cosa fai per le organizzazioni e di cosa ti occupi.

 

Ciao! Come mi capita spesso di dire, rientro in quella categoria di professionisti che hanno difficoltà a spiegare alla propria nonna che lavoro fa. Aiuto le organizzazioni ad evolversi sfruttando le logiche di business attuali e accompagnarle nel percorso di trasformazione digitale. Ed è questa - in realtà - anche la mission di Seedble, azienda di cui sono uno dei fondatori - che nasce con l’intento di portare innovazione nel modo in cui si fa business.

 

2.Raccontaci un po' il tuo rapporto con lo Smart Working. Come è cominciato e perché, fino alla stesura di “The Smart Working book”.

 

Potrebbe assomigliare quasi agli inizi di una storia d’amore. Uno dei tuoi migliori amici ti presenta una ragazza. Te ne innamori. Ci stai bene e inizi a fare dei progetti a lungo termine. Ed è quello che è successo con lo Smart Working! Koen Lukas Hartog, mio amico e socio in Seedble, nel 2012 iniziò a coinvolgermi in progetti olandesi di change management che partivano dalla necessità di innovare i modelli di lavoro. New way of working, divenuto presto Smart Working.

La necessità di cambiare l’approccio al lavoro, i modelli organizzativi e sfruttare le tecnologie digitali per migliorare produttività e benessere aziendale, erano (e sono) i principali elementi su cui si basava un progetto di change management.

Il contesto olandese, molto più favorevole all’introduzione dello Smart Working, sia per mindset delle persone sia per accesso alle tecnologie, ci ha permesso di maturare esperienze interessanti in aziende e pubblica amministrazione.

Questo ci ha spinto poi a raccogliere le nostre riflessioni ed alcune linee guida, e realizzare un ebookThe Smart Working Book” con l’obiettivo di sensibilizzare e far avvicinare le organizzazioni allo Smart Working.

Era il lontano 2014 quando iniziammo a scrivere. Ora è già tempo di aggiornare tutto. Stiamo lavorando ad un nuovo ebook.

 

3.Il tuo intervento avrà il titolo "Smart Working: questione di lusso o sopravvivenza?" Una provocazione? Quali argomenti tratterai?

 

Riparto da quanto discusso e condiviso durante il tour 2017. Dalla necessità di portare innovazione nei modelli organizzativi e negli schemi di lavoro, ancor troppo vincolati a logiche tradizionali e tayloristiche, basate sul controllo, sulla presenza fisica e sulla gestione ossessiva del tempo.

Siamo nel pieno della 4a Rivoluzione Industriale e la stiamo affrontando come se fosse la prima. Il contesto in cui viviamo è cambiato e sta cambiando. I nostri stili di vita sono cambiati. Le tecnologie digitali ci stanno offrendo immense opportunità ma il modo in cui gestiamo le organizzazioni è anacronistico. Perché questo?

Il mio intervento, oltre a voler far chiarezza sul concetto Smart Working - troppo spesso interpretato in maniera parziale e comunicato erratamente - vuole porre l’accento sul perché ha senso introdurlo in azienda. Ora più che mai.

 

4.Si diceva che il 2018 fosse l'anno della svolta. In questi primi mesi hai riscontrato dei cambiamenti significativi nel concepire e adottare lo Smart Working?

 

Si diceva anche nei due anni precedenti. In realtà per noi l’era del lavoro agile è arrivata nel 2015, come sottotitolato nel nostro ebook. Credo sia ancora troppo presto per iniziare a tirar le somme. Le aziende stanno introducendo gradualmente lo Smart Working e ancora non si può parlare di progetti di successo. Il cambiamento richiede tempo (dai 3-5 anni in su) e non si può parlare di svolta. Incontriamoci tra 5 anni per discuterne.

 

5.Allora come vedi il mondo del lavoro nel prossimo futuro? Quali potrebbero essere gli ostacoli per una totale acquisizione dello Smart Working dal punto di vista organizzativo e culturale?
 

Bella domanda. Andiamo sempre più verso organizzazioni liquide. Il numero di freelance aumenta come sta aumentando il numero di lavoratori da remoto. Arriveremo presto a una rottura totale con gli schemi del passato, anche se credo ci sia ancora un grande gap informativo su cos’è lo Smart Working, troppo spesso associato a lavorare da casa 1 - 2 giorni a settimana.

E’ qualcosa di molto di più, venitelo a scoprire in una delle tappe dello Smart Working Day tour 2018!

 

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