Il potere di prendersi una pausa

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Ogni sette anni, Stefan Sagmeister chiude il suo studio di design a New York per prendersi un anno sabbatico, andare in giro per il mondo, e “rinfrescarsi le idee”. Ma che impatto ha sul suo lavoro?

Ogni sette anni, Stefan Sagmeister chiude il suo studio di design a New York per prendersi un anno sabbatico, andare in giro per il mondo, e “rinfrescarsi le idee”. Il designer appassionato di musica spiega nel suo intervento a TED global del 2009 che, grazie a quel periodo “off” che si prende ogni sette anni, riesce a rinnovarsi e trovare nuove ispirazioni, sia per sé stesso e per la sua azienda. Grazie al suo anno sabbatico a Bali nel 2008, è riuscito a trasformare il tempo che non aveva in esperimenti e opportunità, a rendere la natura design, e a lasciarsi trasportare da nuove idee e sensazioni.

 

Stefan Sagmeister ha capito che prendersi una pausa e passare un anno al di fuori delle mura dello studio era il modo migliore per diventare più produttivo, rinnovare il proprio modo di lavorare, e creare qualcosa che potesse beneficiare sia la sua attività che la società intera.

 

Prendersi una pausa è la chiave per il successo

 

Lo chef di fama mondiale Ferran Andria, il cui ristorante si trova appena fuori Barcellona, lavora per 7 mesi l’anno (con circa 2.2 milioni di persone che desiderano essere sfamate dalle sue sapienti ricette) e nei restanti 5 si dedica alla sperimentazione insieme a una brigata ben selezionata. 7 mesi di lavoro, 5 mesi di ricerca. In quei 5 mesi crea opere culinarie che nei mesi successivi verranno rivendute come veri e propri viaggi nell’innovazione gastronomica (avete mai sentito parlare del “gelato caldo” o delle “olive liquide”?)

 

Ma ci sono anche aziende, come Google, che danno ai propri dipendenti la possibilità di utilizzare il 20% del proprio tempo per progetti laterali (che in qualche modo possano comunque beneficiare l’azienda). Anche solo l’idea di poter utilizzare questo 20% del tempo a proprio piacimento rende automaticamente le persone più creative, positive ed inclini a dare il meglio di sé.

 

Prendersi cura del proprio tempo



Il vero problema non è quante ore lavoriamo, ma come investiamo le nostre energie ogni giorno. Ce lo dice anche l’Harvard Business Review in un articolo intitolato “Gestisci le tue energie, non il tuo tempo”. Più che un insieme di ore e minuti, una giornata è fatta di routine e abitudini che, messe tutte insieme, possono fare la differenza. Il segreto è capire come gestire le proprie energie e canalizzarle nella direzione giusta per trarne il maggior beneficio, sia lavorativo che personale.
È giusto avere un tempo per prendersi cura del lavoro e delle altre persone in generale. Ma poi arriva il momento in cui bisogna prendersi cura di sé stessi.

Quello del “tempo che non aspetta tempo” è un problema quanto mai attuale, di una società sempre più frenetica, in cui lo stereotipo del lavoratore è quello della persona che cammina a passo svelto anche sulle scale mobili all’uscita della metro.


Ricerche statunitensi ed italiane hanno dimostrato che, da dieci anni a questa parte, tra quanti lavorano c’è la tendenza a mettere al primo posto, tra le richieste, proprio il tempo libero: i benefit di varia natura, i bonus, sembrano in secondo piano rispetto al dono di avere del tempo per sé stessi ed i propri hobby.

Anche Stefan Sagmeister, il paladino del design di cui abbiamo parlato nelle prime righe, ce lo dimostra: prendersi del tempo libero ed investire le proprie energie in altro oltre che nel proprio lavoro, può beneficiare anche (se non soprattutto) il lavoro stesso.
Un anno sabbatico, un mese, ma anche solo un giorno per liberare la mente, può aiutare a tradurre le proprie energie in un lavoro ancora più ispirato.

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