Con quale frequenza devono andare in ufficio i lavoratori ibridi?

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Molte aziende sono passate a un modello di lavoro ibrido, ma quale dovrebbe essere l'equilibrio tra presenza in ufficio e lavoro a distanza? Un rapporto 2:3? Un 3:2? O forse qualcosa di completamente diverso...

Mentre il mondo degli affari si adatta alla nuova era del lavoro ibrido, la sperimentazione è in corso. Nessuno ha ancora la risposta definitiva alla domanda su quanti giorni alla settimana i dipendenti dovrebbero essere in un ufficio rispetto a lavorare da casa. Le imprese dovrebbero guardare a un rapporto 2:3? 3:2? 4:1? Qualcos'altro? Esiste un rapporto migliore per una produttività ottimale?

Trovare il giusto equilibrio

Tre giorni alla settimana in ufficio sembrerebbe l'equilibrio corretto, confermato anche da Google che è tra le aziende che hanno scelto il rapporto 3:2. Uno studio di IWG rivela che martedì, mercoledì e giovedì sono i giorni preferiti dai dipendenti per stare in ufficio

Con il 23% dei lavoratori che scelgono i tre giorni centrali, anziché l'inizio e la fine di ogni settimana, evitando gli spostamenti potenzialmente frenetici del lunedì e del venerdì, si rafforza l'idea che i dipendenti utilizzino il lavoro ibrido per trovare un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata. L'effetto sulla produttività è evidente. Una recente ricerca della Harvard Business School suggerisce che "un numero intermedio di giorni in ufficio si traduce in un numero maggiore di e-mail inviate e una maggiore capacità innovativa". Questo pone il rapporto ottimale a due o tre giorni alla settimana di tempo d'ufficio.

Le opinioni dei lavoratori differiscono

I sondaggi e le ricerche sull'argomento suggeriscono che l'imposizione di orari di ufficio obbligatori non è ben vista dalla maggior parte dei lavoratori. In effetti, molti stanno effettivamente lasciando il lavoro in quanto contrari alle direttive di ritorno in ufficio cinque giorni a settimana. In un sondaggio del 2022, la società di ricerca del personale Robert Half ha rilevato che metà dei dipendenti americani che lavorano da casa "cercherebbero un nuovo lavoro qualora venisse richiesto di tornare in ufficio a tempo pieno". Queste intenzioni sono alla base di quelle che sono diventate note come le "Grandi dimissioni".

Non esiste una regola unica

Due o tre giorni: è corretto sostenere che in realtà non esiste una regola che vale per tutti. Ciò che funziona per un dipendente non funzionerà per un altro; ciò che funziona per un'azienda non funzionerà per un'altra.

Sebbene la chiarezza sulla politica aziendale sia necessaria per garantire che le aspettative dei datori di lavoro siano chiare ai dipendenti, sembrerebbe che le rigide politiche di ritorno al lavoro non siano in linea con le aspettative di una forza lavoro che si è abituata alla libertà di lavorare da casa o in uno spazio di lavoro flessibile a portata di mano. A tal fine, le aziende, che fanno dell'ibrido uno standard operativo, sembrano riconoscere che la risposta a questo dibattito stai nella flessibilità: nel riporre fiducia nei dipendenti e nel dare loro la libertà di lavorare quando, dove e come vogliono.

Secondo Jen Scherler-Gormley, responsabile delle risorse umane nel Regno Unito e Irlanda per Cisco Systems: “Non puoi semplicemente creare un modello di lavoro ibrido perfetto che valga per sempre. Le circostanze possono cambiare in poche settimane, mesi o anni. Bisogna mantenere un approccio flessibile." E qui sta un'altra verità nel dibattito sul rapporto ottimale tra casa e ufficio: trovare il punto di equilibrio non accadrà dall'oggi al domani. La flessibilità e la capacità di adattamento diventano perciò fondamentali in tutti gli aspetti organizzativi, da quelli relativi alle modalità di lavoro a quelli della logistica degli uffici. 

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