Nomadi digitali

  • 15.03.2018
  • Design the Future
  • Erika Ruffoni

una carriera portatile

Un nomade digitale è un lavoratore freelance che riesce a gestire il proprio lavoro da qualsiasi parte del mondo in cui si trova: che sia un ostello a Buenos Aires, un bus di Bangkok, o un attico a Los Angeles poco importa. La vera cosa che importa è che faccia il proprio lavoro, e che lo faccia bene.
Il nomade digitale è un imprenditore che gestisce tutto da remoto e sa utilizzare gli strumenti digitali con dimestichezza, riuscendo a cucirsi gli orari da ufficio addosso come solo i migliori sarti saprebbero fare.
Coloro che scelgono questo stile di vita hanno totalmente cambiato le proprie prospettive, decidendo di vivere liberamente il proprio posto di lavoro, e di ridefinirlo in modo autonomo ed indipendente. Se vuoi pagare ormai c’è PayPal, se vuoi chiacchierare c’è Skype, e se vuoi condividere c’è Drive. A cosa serve, ormai, lavorare vis-a-vis quando c’è il wi-fi?

Chi può essere un nomade digitale?


Ok, spiegata così, la vita dei nomadi digitali sembra fantastica: lavorare sotto una palma al caldo mentre si gusta un piatto locale, svolgere i propri task in una località esotica, alzarsi tardi per via della differenza d’orario con i propri clienti.
Ma c’è sempre un ma: scegliere questo tipo di vita comporta scelte, responsabilità, doveri. I nomadi digitali riescono sì a lavorare viaggiando (o a viaggiare lavorando, dipende da come la vedete), e a guadagnare con internet, ma non è uno stile di vita adatto a tutti. Costruirsi una reputazione, iniziare a guadagnare grazie al proprio lavoro da remoto, è tutto fuorché automatico e veloce: ci vuole tempo, costanza, e farsi un nome richiede estrema pazienza.

Solitamente, i nomadi digitali sono ragazzi giovani, millennials che viaggiano anche grazie all’indipendenza tipica della loro età e che sostengono di poter svolgere questo tipo di vita (che non definiremmo stabile) per un periodo che va dai 3 ai 5-8 anni, massimo 10. In seguito, è più che naturale nutrire il desiderio di stabilizzarsi, avere una famiglia e una routine. Chi, invece, svolge il nomadismo ed è già dotato di famiglia a carico, ha ovviamente un altro tipo di responsabilità che, forse, il ritmo di vita nomade non va ad agevolare. Il concetto di nomadi digitali è legato al concetto di libertà: libertà di scegliere il miglior modello per sé stessi, il posto migliore in cui vivere, lo stile di vita che calza a pennello.


Come si adatta la società ai nomadi digitali?


Secondo Pieter Levels, founder di Nomad List (e giusto una ventina di altri progetti), gli assetati di avere il mondo per scrivania potrebbero diventare ben un miliardo entro il 2035. Sì, un miliardo, avete letto bene.
I nomadi digitali sono una realtà talmente affermata da far gola a molti Paesi. Infatti, questa pratica è ormai diventata un vero e proprio driver per quelle città che vogliono investire in progetti di co-working ed accogliere professionisti di tutto il mondo con successo. In Thailandia i nomadi si stabiliscono a Chiang Mai, uno dei pochi hub mondiali per chi vive a pane, viaggi e wi-fi. Poi abbiamo Hubud, nato a Bali nel 2012, uno spazio frequentato da utenti nomadi di 75 Paesi diversi che vogliono “get remote-ivated”, come si può leggere nella home del loro sito. Se invece il desiderio è quello di rimanere in Europa, l’Estonia ha creato il programma di e-residency, cioè un titolo con cui i cittadini non residenti possono ottenere un’identità digitale simile a quella fornita ai cittadini residenti estoni, che agevola la permanenza dei lavoratori, anche da un punto di vista fiscale.

Il mondo si sta pian piano adattando ad uno stile di vita nomade e digitale, dove il lavoro da remoto è di routine tanto quanto il lavoro d’ufficio. Le esigenze di questa nuova fetta di lavoratori sono reali, e le società riconoscono il bisogno di doversi adattare. Un miliardo di futuri nomadi significa un miliardo di nuove possibilità per guadagnare, investire, innovare.


Un futuro sempre più nomade


Il fenomeno digitale sta accadendo ed acquisendo sempre maggior forza. Secondo il founder di Nomad List citato poco fa, entro i prossimi 20 anni più della metà della forza lavoro sarà composta da liberi professionisti. Attualmente è difficile trovare un lavoro qualsiasi, figuriamoci uno che ci piace davvero. I giovani si trovano davanti a molte scelte importanti, dove un biglietto per sola andata per la Thailandia costa molto meno del comprare una casa e sposarsi. Risultato? È possibile che sempre meno giovani si sposeranno e compreranno casa, e sempre più decideranno di prendere un one-way-ticket per il nomadismo digitale. L’internet sarà sempre più veloce, e anche viaggiare lo sarà.
Cosa fermerà i nomadi, allora? Niente, dato che il loro motto sarà “Va' dove li porta il wifi”.


Erika Ruffoni

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