Può un team lavorare bene insieme da remoto?

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Intervista a Giovanni Battista Pozza di Be Happy Remotely

Giovanni Battista Pozza è considerato uno dei maggiori esperti al mondo di felicità sul posto di lavoro e employee experience. Imprenditore, nomade digitale, grazie a Be Happy Remotely aiuta le persone, i team e le aziende a lavorare da remoto e a rendere gli ambienti adatti ad un lavoro indipendente. 
In quest'intervista, ci anticipa alcuni dei temi che tratterà allo SWD18 del 10 maggio a Copernico Torino Garibaldi. 

 

1. Ciao Giovanni! Anche per lo Smart Working Day 2018 ti ritroviamo tra gli organizzatori e relatori. Raccontaci, come mai hai scelto di confermare la tua presenza nell’organizzazione dell’evento?

 

Il desiderio di portare chiarezza e praticità sul tema dello smart working mi ha spinto a confermare la mia presenza allo Smart Working Day del 2018. L’ampiezza di questa tematica richiede un approccio multidisciplinare e una praticità che ho trovato poche volte nel panorama italiano ancora troppo concentrato sulla parte accademica, teorica o burocratica della questione.

A mio avviso non va dimenticato che è la persona al centro di tutti i cambiamenti positivi che le aziende possono fare introducendo lo smart working. Il circolo virtuoso di dipendenti felici che portano benefici all’azienda è, secondo me, la principale dinamica da attivare.  
Le argomentazioni che ascolto intorno allo smart working sono simili a quelle della felicità al lavoro: di cui una buona parte degli interlocutori racconta la teoria  ma pochi sanno effettivamente come applicarla in uno spazio di lavoro.

La pratica è quindi la maggiore mancanza.

Con lo Smart Working Day entriamo maggiormente nelle azioni pratiche che gli stakeholder possono intraprendere per governare l’argomento.

Infine la scelta di confermare la mia presenza è stata spinta dal legame professionale e amicale che ho stretto con tutto il team, senza dimenticare che lavoriamo tutti in modalità “smart”, anche semplicemente perché viviamo e lavoriamo in luoghi differenti.

 

2. Quest’anno ci parlerai di collaborazione efficace. Cosa significa per te, collaborare efficacemente in team, da remoto?

 

Per me significa lavorare insieme superando i limiti di spazio e di tempo, il livello di competenza e l’interdipendenza dei membri di un team. Quando lavoriamo da remoto con i nostri colleghi dobbiamo necessariamente creare un uno spazio virtuale che crea vicinanza tra tutti e favorisce la comunicazione. La vicinanza e la comunicazione sono i problemi principali perché le persone non sono tutte nello stesso ufficio e di conseguenza la comunicazione è mediata da qualche strumento tecnologico.

Per i team distribuiti globalmente emerge prepotentemente anche il problema di lavorare in fusi orari diversi. Sicuramente in futuro ci troveremo sempre più spesso a lavorare con persone di diverse nazionalità e questo problema diventerà maggiore. Ora l’Italia vive ancora in un mondo professionale molto locale ovvero nazionale. Il mondo dall’altra parte si sta globalizzando e fuori dai nostri confini ci sono moltissime persone con grandi competenze.

Il livello di competenza è l’anello mancante perché per lavorare da remoto servono skill che per lavorare in ufficio non sono assolutamente necessarie. Un esempio? Per lavorare da remoto serve un’ottima padronanza degli strumenti digitali, chiaramente non tutti. Serve poi un mindset collaborativo. Servono inoltre capacità di comunicazione maggiori del lavoro offline.

Infine è necessario un ambiente valoriale dove è presente fiducia e interdipendenza tra i membri del team, diversamente è una squadra di persone indipendenti che stanno lavorando insieme. Quasi sicuramente riusciranno a lavorare insieme ma non nel miglior modo, nei tempi più veloci e con un’alta qualità.

In altre parole le aziende dovrebbe puntare molto sulla cultura aziendale come “condicio sine qua non”.

Questi sono alcuni punti ma bastano per iniziare a porsi qualche domanda sullo qualità della propria collaborazione.

 

3. Sei ancora convinto della possibilità di creare un’azienda 100% da remoto? Se sì, quali sono le accortezze che dovrebbero essere seguite per il suo successo?

 

Assolutamente convinto. Esistono lì fuori molte aziende completamente remote, nuove startup che partono con questa modalità di lavoro e sempre più lavoratori che vogliono essere liberi dai vincoli dell’ufficio. Come tutti i cambiamenti culturali richiede tempo ma la strada è piuttosto chiara.

Eppure nel contesto attuale la soluzione mista in cui è presente uno “smart office” dove le persone possono recarsi quando vogliono per fare una ricarica di cultura aziendale è molto buona.

Le aziende 100% remote sono chiamate anche “location-independent”. Il successo di queste aziende è legato fortemente alla loro cultura aziendale e al suo utilizzo quotidiano nelle scelte fatte dai dipendenti e collaboratori di qualsiasi livello.

Questo tipo di aziende mantengono la comunicazione tra tutti i collaboratori tramite la tecnologia. È naturale che la tecnologia sia un elemento imprescindibile ma attenzione alla scelta degli strumenti. A differenza degli ultimi decenni la tecnologia non è solo una questione di hardware e software ma di strumenti più o meno validi per ricreare la vicinanza delle persone in ufficio.

 

4. Cosa manca ancora secondo te oggi alle aziende, per essere smart a tutti gli effetti e avere dipendenti felici?

 

Sorrido. Manca ancora molta strada perché i dipendenti possano essere felici tra le quattro mura dell’ufficio. Lo smart working è una modalità che può senz’altro aiutare in questo. Creando un ambiente di lavoro dove le persone possono provare il “work-life balance” o “work-life fusion”, come dir si voglia, dimostriamo quanto benessere è possibile introdurre.

Quello che manca, secondo me, è la convinzione che sia possibile. La convinzione darà abbastanza energia alle iniziative che ora sono classificate come change management ma in verità nascondono un cambiamento molto più profondo e personale.

Per essere felici al lavoro servono strumenti per farlo, passi progressivi da seguire e dati da interpretare. Il digitale in questo può aiutare molto la felicità.

Infine dico che un conto è la felicità spirituale, un conto è la felicità al lavoro basata su un approccio scientifico.

 

5. Una piccola anticipazione dello Smart Working Day 2018. Di cosa tratterà il tuo intervento?

 

Tratterà alcuni dei punti che ti ho raccontato toccando aspetti che vanno dal business, alla tecnologia e alle persone. L’obiettivo del mio intervento è quello di mostrare agli stakeholder presenti gli elementi pratici da tenere in considerazione per avere successo in questo genere di iniziative.

Parlerò anche di felicità al lavoro inserita in contesto di lavoro da remoto perchè la ritengo una chiave del successo di qualsiasi iniziativa che guarda al futuro. Le persone vogliono essere felici nella vita come nel lavoro.

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