Chi sono veramente i Millennials

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  • 21.06.2018
  • Design the Future
  • Ninja Marketing

I Millennials in Italia sono circa 13 milioni di persone, il 76% delle quali sono connesse ad internet. Il loro habitat è Snapchat, la loro tv è Netflix.

Ma chi sono veramente?

Ce ne parla Ninja Marketing!

Nell’ambito dei consumi e del lavoro vi è una nuova generazione che presenta caratteristiche uniche sulle quali tutti i brand e le aziende devono tararsi a 360 gradi: i Millennials.

 

Di chi stiamo parlando? Sono la generazione di utenti tra il 1981 ed il 2000, i quali attualmente si trovano nella fascia d’età 18-36 anni. La caratteristica più evidente dei Millennials è che sono la prima generazione della storia che nella propria età adulta considera come parte integrante di sé la tecnologia digitale.

Si parla sempre di più di questo target perché negli USA i Millennials hanno superato in numero gli appartenenti alla Generazione X(cioè quelli nati tra il ’1968 ed il 1980), e sono in questo Paese oltre 80 milioni di persone secondo uno studio del PEW Reasearch Center, una quota imponente di mercato. Anche in termini di capacità di spesa, secondo un report del 2014 di eMarketer, ci troviamo davanr al futuro dei consumi: nel 2020 il totale in acquisr dei Millennial in USA si stima sarà di 1,4 trilioni di dollari.


 

Millennials italiani: chi sono, cosa fanno, le loro caratteristiche

 

In Italia, invece, stiamo parlando di 13 milioni di persone, il 76% delle quali sono connesse ad internet. Sulla base di uno studio di Yahoo Advertising, i quattro punti cardine di questa generazione vista con gli occhi dei marketer sono i seguenti:


• sono la prima vera generazione globale, nonostante abbiano un gusto per le imprese locali


incidono attivamente nell’acquisto dei prodotti e utilizzano internet per maturare le loro scelte in ogni campo


• essendo sempre connessi, hanno uno slancio istintivo verso la collaborazione


• per manifestare la loro identità hanno bisogno di raccontarsi attraverso azioni e rappresentazioni, non possono quindi fare a meno dei social network

 

 

Si deduce quindi che il ruolo di Internet è centrale nella quotidianità di questa generazione. Volendo sintetizzare in alcuni brevi spunti come Internet incida nella vita dei Millennials, possiamo parlare di tre architravi:

 

1. Risolvere le esigenze quotidiane: il 71% dei millennials ricerca informazioni, in particolare per esigenze di lavoro/percorso di studio, nel momento stesso in cui questa necessità diventa impellente


2. Intrattenimento: internet è non un mero passatempo, i Millennials creano e sviluppano le proprie passioni attraverso le loro connessioni con l’esterno


3. Tenersi informati e imparare cose nuove: il web è una fonte di informazione imprescindibile per rimanere aggiornati in real time (con tutto ciò che ne consegue in termini di distorsioni: aka fake news e propaganda) ed un modo per imparare cose nuove.

 

Allargando invece gli orizzonti di definizione della Generazione Y, grazie ad
un’infografica di Assogestioni e Demia vediamo più nel deiiaglio come si compongono i Millennials italiani.

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I Millennial visti dal mondo del business: Come, Cosa e Perché acquistano

 


Vediamo quindi da una prospettiva dei brand, come si comportano nel concreto questi Peter Pan dall’ego globalizzato: coinvolgere e fidelizzare i Millennials infatti è operazione assai complicata.


Facendoci forza sull’analisi di Elite Daily del 2016, proviamo quindi a tracciare alcune linee guida di cui le aziende non possono fare a meno nel creare le strategie di engagement e di vendita con questa fascia di popolazione:

 

Soltanto l’1%. Tale è la quota di Millennials che effettuano un acquisto in virtù dell’attività pubblicitaria relativa ad un prodotto o servizio.


• Quasi un terzo dei Millennials si avvale della consultazione di blog e forum di settore per maturare una scelta d’acquisto.


Il prodotto è importante, il brand di più. Per la Generazione Y l’identificazione con un’azienda conta di più che la bontà dell’oggetto di cui si avvalgono dalla stessa.


Pocket matters.Oltre il 57% dei Millennials ritene che le proprie abitudi d’acquisto muteranno nel caso in cui riescano a guadagnare di più.


• Il brand deve parlare. Circa il 62% degli intervistati considera imprescindibile un dialogo con le aziende sui social network. Se queste non interagiscono coi clienti prevarrà sempre un sentimento di diffidenza.


Together we can. È opinione diffusa tra i Millennials che un brand vincente è quello che coinvolge i suoi utenti nella creazione e definizione di prodotti e servizi.


Do ut des. Le aziende più amate dai Millennials sono quelle che reinvestono parte dei loro proventi in attità locali e/o progetti legate al territorio. Un’azienda di successo è capace di diventare soggetto attivo nelle comunità dove sono presenti i loro clienti.

 

Da questi 7 punti si evince come per i Millennials il rapporto con le aziende sia quanto più orizzontale possibile: o l’azienda si interfaccia con loro in maniera paritaria, altrimenti ogni contenuto o prodotto potrà mettere sul mercato non verrà mai preso in considerazione, nonostante sia utile e risponda alle necessità effettive.

 

 

Precariato e Job Hopping: i Millennial ed il mondo del lavoro

 


Veniamo all’aspetto più dolente per la Generazione Y ossia come si interfacciano con un mondo del lavoro così profondamente mutato.


Questa generazione ha visto la crisi del 2008 sulla pelle dei fratelli più grandi e dei padri, un mercato che si è costantemente precarizzato nel quale un contratto a tempo determinato è un sogno per pochi e la prospettiva di svolgere il medesimo ruolo per tutta la propria vita professionale è letteralmente un miraggio.

Se a questo si aggiungono le differenze in termini di interazioni sociali, il risultato è che i Millennials sono un oggetto molto delicato col quale avere a che fare.

Uno studio molto dettagliato a cura di EY mostra come la Generazione Y ha 4 esigenze fondamentali quando si tratta di lavoro:


1.Bilanciare il tempo dedicato alla professione e quello per se stessi.I Millennial infatti sono meno propensi a lavorare oltre le 40 ore settimanali e tendono ad abbandonare posizioni dove gli straordinari sono una costante


2. Devono sentirsi coinvolti in un cambiamento per le aziende per cui lavorano. Ambiscono a fare sempre la differenza per cui vogliono che il lavoro che svolgano abbia un impatto sul mondo che prescinda dai meri aspetti economici.


3. RAL e progressione di carriera sono importanti, a patto che l’ascensore sociale si muova veloce. La loro natura iperconnessa li spinge a voler spesso tutto e subito: bisogna quindi che li si incentivi e premi con costanza e che ci sia meritocrazia nel luogo di lavoro.


4. Le aziende per cui lavorano devono poter offrire più posizioni in differenti business unit. I Millennials assorbono conoscenze con facilità, ergo mirano a cambiare ruolo spesso per poter migliorare costantemente come professionisti.


A causa di questi principi i Millennials sono la generazione che più utilizza il job hopping, ovvero cambiare spesso lavoro prima d’aver compiuto trent’anni.

Bisogna comprendere che questo non significa che siano lavoratori ‘infedeli’ a priori: è che non potendo subito costruirsi una famiglia ed avendo poca speranza nel futuro ambiscono a voler provare ogni tipo d’esperienza il prima possibile.

Per questo è bene per le aziende fidelizzare i propri dipendenti della Generazione Y affinché non portino altrove la loro carica innovativa: non è (solo) una questione di danaro, un Millennial non pensa a se stesso in funzione del lavoro che svolge e dove lo svolge per cui è istintivamente portato a cercare ossessivamente le migliori condizioni contrattuali possibili.

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