Home working: le case sono pronte per il lavoro da remoto?

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Il Coronavirus ci ha spinto ad adottare l'home working.Tutti abbiamo scoperto che possiamo lavorare anche da casa, ma compreso anche che gli uffici continueranno a giocare un ruolo cruciale per la loro insostituibile funzione di socialità e networking. 

Ma se noi siamo pronti a cogliere le opportunità del lavoro agile, a vivere il lavoro in modo ancora più flessibile, le nostre case lo sono un po’ meno.

Ecco allora sei consigli di Copernico per rendere gli spazi domestici accoglienti (quasi) quanto gli uffici flessibili. 

Marzo 2020, Italia.


Basta guardare fuori dalle finestre, anche solo con la coda dell’occhio, per percepire un’aura particolare, diversa dal solito.


Non sembra solo di guardare un film apocalittico, ma di esserci entrati, a piè pari. Poche persone per strada, tutti con la mascherina, a debita distanza gli uni dagli altri.



Emergenza sanitaria. Il Governo chiede ai cittadini di rimanere in casa e invita le aziende a facilitare le persone a lavorare dalla propria abitazione.  


Ecco allora l'home working, a volte considerato sinonimo di smart working: in verità con quest'ultimo si intende una prestazione lavorativa al di fuori dei locali aziendali in ambienti che rientrano nella disponibilità del lavoratore, e che dunque può prevedere anche il lavoro da casa.


Si passa così in poco meno di una settimana dai 570mila smart worker censiti a ottobre dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, a 8 milioni di home worker, armati di PC e buona volontà.


In questo particolare momento per il nostro Paese, lavorare in modo agile da casa è una nuova opportunità di gestione del proprio lavoro, che si basa sui concetti di fiducia, flessibilità e organizzazione.


È una possibilità concreta in un momento di sfide ed impedimenti, un metodo di risoluzione.


In questo tipo di modalità agile, le prestazioni vengono eseguite in un luogo che non sia l’ufficio (in questo momento da casa, per quello parliamo di home working), senza quindi una postazione assegnata, ed entro gli orari della giornata lavorativa.


E ora eccoci ad aprile, dopo quasi un mese trascorso in una quarantena obbligata, a fare le prime valutazioni su vantaggi e svantaggi del lavoro da casa.


Cosa ci ha portato lavorare solo in modalità smart? Cosa ci sta portando non andare in ufficio tutti i giorni?

 

 

Home Working, Smart Working e le nostre case

 

 

Primo dato di fatto: l’home working funziona.


Il sistema sta reggendo, e lo sta facendo bene, ma ormai tutti abbiamo compreso che home working e smart working non siano due facce della stessa medaglia, né due modi diversi di esprimere uno stesso concetto.



Se l’home working, grazie alle tecnologie che permettono di essere connessi anche dalla propria abitazione, ha fornito una risposta efficace a una condizione di emergenza, ha creato però anche alcune difficoltà.


Da un lato la maggiore autonomia e responsabilità ha favorito nel lavoratore un certo senso di appagamento, dall’altro ha reso difficile il work-life balance e, soprattutto per chi abita in città o in un appartamento, la sensazione più comune riscontrata è stata quella di essere intrappolato.


Come dice Francesco Scullica, architetto, professore del politecnico di Milano e direttore scientifico del Master Interior Design del Politecnico gestito da POLI.design e autore del libro Living, Working, Travelling: “Il nostro spazio domestico è improvvisamente inadeguato: i modelli di open space, di spazi a pianta libera, che ha avvantaggiato negli ultimi anni la zona living a scapito di quella più privata, sono messi in discussione”.

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La casa: un modello da rivalutare?

Le case, insomma, non si adattano molto bene al lavoro continuativo da remoto.


Dopo anni in cui la casa era stata poco vissuta - soprattutto dai più giovani - a favore di spazi pubblici, luoghi culturali, ristoranti e palestre, ora invece tutto accade nelle quattro mura domestiche e l’intero nucleo familiare è costretto a vivere insieme ogni giorno, tutto il giorno.


E sebbene sia una situazione temporanea (che durerà si spera solo ancora qualche settimana), è pur vero che in futuro l’home working inevitabilmente sarà sempre più diffuso.


Tuttavia, è bene ricordare che lo spazio abitativo è pensato per delle funzioni diverse dal lavoro: non possiamo progettare totalmente l’architettura delle nostre case in funzione dell’home working perché perderebbero la loro funziona principale: quella di accogliere noi e le nostre famiglie nei momenti informali, di relax, di vita domestica condivisa.


La casa è diventata anche un luogo di lavoro, ma non si identifica unicamente con questo. La casa è un luogo sicuro, confortevole, dove ci si deve sentire protetti e a proprio agio.

 

La casa non può sostituire completamente un ufficio o uno spazio di coworking. Spesso per ragioni tecnologiche, ma soprattutto per la mancanza del fattore umano. Gli uffici sono infatti spazi relazionali dove si costruiscono comunità. Sono luoghi di incontri, opportunità e scambi di idee, sono acceleratori di relazioni. Ma è probabile che si lavorerà uno o due giorni a settimana da casa” continua Scullica.


E allora, come possiamo organizzare al meglio il lavoro da casa?


In questo specifico frangente, laddove possibile, si è optato per adibire una stanza o un angolo della casa per l’attività lavorativa (magari con una scrivania, una sedia ergonomica e la giusta illuminazione) ma è il massimo che si è potuto fare in una situazione di quarantena.
 

Cercare di separare la vita privata e quella lavorativa è un buon modo di affrontare questa situazione, che si sta perpetrando e che nessuno era abituato ad affrontare.

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Ripensare, trasformare, rendere flessibile

Se vogliamo in un futuro rendere le nostre case più adatte ad accogliere alcune nostre giornate lavorative, possiamo provare aripensare la distribuzione degli spazi, in particolare la suddivisione tra quello pubblico e quello privato.


Dovremmo innanzitutto stabilire quali potrebbero essere le stanze della casa aperte a tutti, sempre, e quali gli spazi dedicati al raccoglimento e al lavoro individuale” – ha dichiaratoIsadora De Pasquale, architetto progettista di Copernico – “Non sarà come lavorare da un ufficio attrezzato o da uno spazio dedicato allo smart working – che abilita il networking, offre eventi e servizi, favorisce la creatività – ma sicuramente diventerà parte di un progetto più ampio che unisce agli uffici flessibili o agli uffici delle proprie aziende anche un momento tra le quattro mura di casa”.


La parola d’ordine del futuro nell’interior design sarà insomma flessibilità, negli spazi e negli arredi.

 

Se negli ultimi anni il lavoro di architetti e designer si era concentrato per rendere gli uffici adatti sia al lavoro sia alle relazioni, in funzione di un migliore bilanciamento tra vita privata e vita lavorativa, ora è il momento di fare lo stesso all’interno delle nostre abitazioni.

 

Ecco allora qualche proposta del Prof. Scullica e dell’Arch. Isadora De Pasquale per trasformare (dove possibile) le nostre case in funzione dell’home working, che sempre più farà parte delle nostre abitudini.


 

Trasformare la casa in un ufficio?

 

Se trasformare la casa in un ufficio è impossibile, possiamo però quantomeno cercare di trasferire in casa alcune delle buone pratiche che solitamente adottiamo nell’arredamento funzionale degli uffici.


Ecco alcuni esempi:

 

1.Avere uno spazio personale dedicato al lavoro.

Se in ufficio questo si traduce, nella maggior parte dei casi, in una scrivania, in casa significa trovare un angolino che possiamo allestire appositamente.

Può essere anche uno spazio molto piccolo, ma deve essere accogliente e confortevole, adeguato al lavoro. Uno spazio in cui non ci siano disturbi esterni, per quanto possibile. E non dimentichiamoci di creare anche uno sfondo adatto alle videoconferenze! Lo sfondo dice molto di noi e delle nostre abitudini (non è molto professionale fare un video il cui background è una nostra imbarazzante foto da piccoli).

 

2.Dare importanza ai luoghi di transizione.


Come le hall negli uffici, gli spazi condivisi e i corridoi sono luoghi “neutri” in cui la mente può cambiare orizzonte e riposare.



Anche se si lavora da casa è bene avere uno spazio di transizione simile. Inevitabilmente, molto spesso nelle abitazioni questa funzione è svolta dall’ingresso e dai corridoi tra le stanze, che riacquisiscono così l’importanza che avevano perso nel tempo, tanto che in molte case oggi vengono aboliti in virtù della creazione di soggiorni open più ariosi.

 

Ecco che nella situazione attuale, l’ingresso delle case diventa fondamentale, perché funge da filtro, sia verso l’esterno, ma soprattutto rispetto alle altre stanze della casa (così come i corridoi).

 

Diventeranno i “cuscinetti” tra la zona di lavoro e il resto dell’abitazione, e miglioreranno il famoso work-life balance, già di per sé messo a dura prova in questa situazione.
Come fare a chiudere con la giornata lavorativa, quando il tuo ufficio è sempre con te?

 

3.Scegliere arredi ergonomici.


Per le zone di lavoro, è meglio scegliere sedute ergonomiche, senza rinunciare però allo stile della propria casa.

È importante ricordare ancora una volta che una cosa è l’ufficio, altra cosa è la casa: questa distinzione resterà fondamentale alla fine di questa emergenza, quando potremo tornare ai nostri usuali luoghi di lavoro.

Quindi, la scelta migliore sarà, da un lato, rendere confortevole il luogo della casa deputato al lavoro – con una seduta adatta, uno schermo sufficientemente grande e una scrivania della giusta altezza – ma, dall’altro, non dimenticare che i colori e i materiali di questa zona devono integrarsi con quelli dell’abitazione, per non spezzare l’armonia generale dell’arredamento.

 

4.Scegliere arredi flessibili e mobili.


Scegliere mobili e arredi flessibili può essere un’idea funzionale agli spazi più piccoli o più aperti.

Ad esempio, tavoli che possono essere anche scrivanie o sedute leggere che possono essere spostate facilmente. Non tutti hanno la possibilità di creare uno spazio dedicato esclusivamente al lavoro, ma già cambiare la sedia o trasformare il tavolo può aiutare la concentrazione e favorire un distaccamento maggiore tra vita privata e professionale.

 

 

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5.Introdurre degli elementi diverde.


Piante verdi da interno, fiorite o grasse, oppure una vista dalla finestra su un parco o un giardino (per i più fortunati): gli elementi naturali aiutano la concentrazione, stimolano la creatività e l’energia. Dovrebbero essere presenti in ogni ufficio e in ogni casa.

Inoltre, nella cromoterapia, il verde simboleggia armonia. È il colore dell’equilibrio tra le forze in campo, della spinta verso il benessere, verso la calma e il ristoro. Questo è dato anche dal fatto che il verde rappresenti un colore neutro rispetto al fulcro dello spettro solare, quindi è il colore idoneo per infondere l’equilibrio.


6.Arte, acceleratore di creatività.
 

Ricordiamoci che anche l’arte è un acceleratore di creatività. In questi giorni di quarantena si possono sfruttare i tour virtuali messi a disposizione da tanti musei, ma si potrebbe anche pensare di introdurre elementi artistici in casa, come fonte d’ispirazione. Perché la bellezza, in casa o in ufficio, non è mai abbastanza.


Perché non dedicarsi alla pittura, al disegno, a colorare? Hanno anche effetti calmanti sulla nostra mente, ci fanno vincere lo stress soprattutto in una situazione così particolare e difficile da gestire, proprio come questa.


Ci sono, quindi, molti accorgimenti per trovare un proprio spazio lavorativo in casa. A volte serve molto poco, spostare qualcosa, riaggiustare qualcos’altro.


A volte non è possibile spostare niente fisicamente, e allora è tutta una questione mentale. Ma in questo momento di home working, in cui essere smart è una necessità e non una richiesta, sentirsi a proprio agio e sicuri è la cosa più importante.

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