Che cos’è il welfare aziendale e perché è importante

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Il welfare aziendale è il complesso di prestazioni che un'azienda fa e riconosce per migliorare la vita privata e lavorativa dei propri dipendenti. Oltre ad essere un gioco win win, è stato anche molto utile in questo periodo di emergenza Covid-19. 

1. Cos’è il welfare aziendale: definizione e storia

 

Secondo la definizione della Treccani, per welfare aziendale si intende “il complesso delle erogazioni e prestazioni che un’azienda riconosce ai propri dipendenti con lo scopo di migliorarne la vita privata e lavorativa”.


Nonostante parole come welfare e benefit possano sembrare recenti, in realtà non è proprio così.


Le iniziative sociali delle imprese hanno una storia molto antica, che risale a ben prima degli anni ’50, dove Olivetti già si contraddistingueva per iniziative di questo tipo.


Olivetti aveva organizzato in ogni aspetto il supporto per i propri dipendenti: a partire dal 1945 istituì una serie di benefit, che andavano da asilo nido a biblioteca, dai servizi di ristorazione agli ambulatori medici, dal sostegno alla maternità alla valorizzazione delle donne nel mondo del lavoro.


Sempre in quegli anni, si mosse anche Enrico Mattei di Eni, che con il suo villaggio costruito ad hoc per i dipendenti in provincia di Belluno dava vita ad una grande famiglia.


Lampante anche l’esempio più recente di Luxottica che, nonostante la crisi del 2009, ha dato il via proprio in quella data al suo solido sistema welfare. All’epoca non vi erano norme che incentivassero in modo specifico il welfare aziendale, ma Luxottica individuò i bisogni dei lavoratori e gli ambiti di intervento grazie al lavoro con i sindacati.


Una delle caratteristiche del welfare di Luxottica fu il coinvolgimento attivo dei dipendenti su specifici obiettivi di crescita e produttività aziendale.


Il welfare aziendale è un’operazione in cui tutti vincono: il dipendente ne ottiene benessere, e l’azienda produttività, engagement, e talent attraction e retention.

 

2. Il Welfare che piace a tutte le aziende (grandi e piccole)

 

Secondo il rapporto Welfare Index PMI 2019, circa 130mila PMI in Italia adottano vere e proprie politiche di welfare.


Questo significa che 130 mila aziende ascoltano attivamente i lavoratori, creano piani per migliorare il loro benessere sul (e al di fuori del) luogo di lavoro. Non solo, ma portano anche al miglioramento delle loro prestazioni aziendali, della produttività, e consolidano queste pratiche che coinvolgono anche la famiglia del lavoratore stesso.



Ma quali aziende attivano i piani welfare? È una tendenza delle Grandi aziende o delle PMI?


Le imprese che hanno dato il via a collaborazioni con fornitori di beni e servizi di welfare sono:

  • Per il 51% aziende con più di 100 collaboratori
  • Per il 16,9% aziende tra i 50 e i 99 addetti
  • Per il 32,1% categoria delle piccole imprese.

     

Questi dati, come presentati dal Prof. Luca Pesenti, docente di Sistemi di welfare comparati presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nella ricerca “Il mercato dei Provider di Welfare Aziendale in Italia”, mettono in evidenza come l’interesse per i sistemi welfare sia di ogni azienda.


La percentuale di piccole imprese non è bassa, tuttavia occorre rapportarla al numero totale di aziende di tali dimensioni attive in Italia e considerare che il campione analizzato ne rappresenta soltanto lo 0,14%.

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Come riporta il grafico del Welfare Index PMI 2019, si sottolinea come dal 2016 al 2019 le PMI attive nel welfare aziendale stiano aumentando esponenzialmente, passando dal 7,2% al 19,6%


Dall’altro lato c’è ampio margine di miglioramento: infatti, dal 2016, comunque rimane il 54% la percentuale di piccole medie imprese ad avere poca consapevolezza dei vantaggi del welfare aziendale. Questo significa che di iniziative ce ne sono poche, mal strutturate, che non aiutano né i lavoratori né l’azienda.


Ciò che più conta è che il welfare aziendale in questi anni è riuscito a rompere la barriera dimensionale, diffondendosi in tutte le tipologie di aziende, da piccole a grandi.


Sempre dallo stesso rapporto Welfare Index PMI 2019 arriva anche il grafico qui sotto che conferma il trend, ovvero che le imprese poco attive (che svolgono fino a due iniziative di welfare) che nel 2016 erano la maggioranza, oggi sono solamente un terzo del totale. Quelle molto attive (con almeno otto iniziative di welfare) sono passate dall’8,5% al 21,7%, e hanno avuto una forte crescita soprattutto nell’ultimo anno.

welfarewelfare

3. Welfare aziendale: vincono uno, tutti e centomila


Il welfare aziendale è proprio ciò che gli economisti definiscono un gioco win win.


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Cosa significa?


Che è un progetto di cui beneficiano tutti.


In particolare, le parti coinvolte sono:


 

  • Imprenditore --> può detassare i premi erogati in ambito welfare e allo stesso tempo aumentare il benessere dei lavoratori in azienda e la loro produttività.
  • Lavoratore --> ottiene benefici per sé e la sua famiglia, e che corrispondono ad un valore di benessere ben più alto del corrispettivo in denaro.
  • Stato --> (che opportunamente incentiva fiscalmente le aziende) spende meno per il welfare, grazie all’integrazione dell’attività delle imprese sul territorio e, per sommatoria, a livello nazionale.
  • Istituzioni locali--> possono utilizzare al meglio (e mettere a disposizione) eventuali infrastrutture per l’erogazione di servizi legati al welfare.


Associazioni dei diversi stakeholderà svolgono un ruolo di rappresentanza degli interessi dei loro associati e prevederne l’aggregazione al fine di usufruire di servizi comuni di welfare più efficienti.


 

  • Al contrario dei giochi a somma zero (dove al guadagno di qualcuno si contrappone la perdita di qualcun altro), con il welfare aziendale invece vincono tutti.

 

Lo confermano i dati: le imprese che dichiarano di ottenere un buon gradimento delle proprie iniziative, come abbiamo visto, sono il 33,4%. Nel 2017, erano il 23%.


La soddisfazione dunque è direttamente proporzionale all’esperienza: le imprese che ottengono un gradimento elevato dei propri servizi di welfare sono la maggioranza nel segmento delle più attive (55,4%), e solamente il 21,8% tra le meno attive.




4. Welfare aziendale: esempi vincenti delle PMI italiane

 

Ci sono molte PMI italiane che promuovono politiche di welfare.


Ad esempio, Nicola Lamberti, CEO di 7Pixel, una realtà della provincia di Pavia, che opera online nell’ambito della comparazione dei prezzi, e Roberto Brazzale, titolare dell’omonima impresa lattiero casearia che opera fra Zanè, in provincia di Vicenza che opera anche in Repubblica Ceca.



Entrambi, senza alcuna costrizione da parte dello Stato, hanno deciso di offrire un supporto economico alle neo-mamme e neo-papà delle loro aziende per permettere di conciliare al meglio vita privata e lavorativa.


Per esempio, Brazzale ha deciso di elargire, dallo scorso marzo, un ricco baby bonus per ogni nuovo nato agli oltre 550 dipendenti (un bonus pari ad un’intera mensilità media).


“Desideriamo non soltanto aiutare lo sforzo economico dei neogenitori, ma soprattutto far sentire che l'azienda è felice quando riescono a realizzare i loro progetti di vita. Che devono sempre restare in primo piano”, spiega Roberto Brazzale, aggiungendo anche tre anni di congedo parentale con il diritto a conservare il posto di lavoro e un’indennità, eventualmente prolungabile.

 



5. L’Italia e il welfare: dove di preciso

 

La percentuale di imprese attive superiore al Nord (51,2% nel Nord-Est e 45,9% nel Nord-Ovest) e decresce al Centro e al Sud, dove si attesta al di sotto del 40%.


Al momento, le PMI localizzate al Nord Italia hanno adottato maggiormente queste iniziative: la percentuale di PMI con almeno una iniziativa aggiuntiva rispetto a quelle previste dai CCNL tocca il 71,7% nel Nord-Est, il  61,7% nel Sud Italia e al 60,4% nel Centro. Anche la propensione a sostenere costi aggiuntivi per il welfare aziendale segue una dinamica simile, dal 46,5% nel Nord-Ovest al 37,9% nel Sud e al 35,2% nel Centro.


Le differenze più significative in Italia emergono su due ambiti, strettamente connessi tra loro:


- la conoscenza da parte delle imprese: il 19,6% delle aziende nel Sud Italia (contro il 30% del Nord) dichiara di conoscere molto o abbastanza bene le norme e gli incentivi fiscali sul welfare aziendale.
- la conoscenza da parte dei lavoratori: il 16,5% delle PMI del Sud ritengono che i propri lavoratori conoscano bene le iniziative di welfare attivate, tra le PMI del Nord-Ovest la percentuale raggiunge il 29,7%. Il livello di gradimento per i servizi è invece simile.



6. Un mondo di nuove professionalità


 

C’è un’altra grande componente che sta permettendo a tutti, grandi e piccole aziende, di progredire verso un mondo del lavoro più interessato al benessere: l’avanzamento tecnologico.


Infatti, grazie a piattaforme informatiche di ultimo livello, gestire ed erogare i servizi di welfare è diventato più semplice. La tecnologia ha reso il welfare vantaggioso e più semplice, sia per lavoratore che per azienda.


La crescita del benessere del lavoratore e dell’interesse verso questo settore ha fatto sì che nascessero anche nuove professionalità.


Infatti, si è andata a creare tutta una categoria di addetti alla connessione tra aziende e provider e di esperti del settore che non si categorizzano più in un settore commerciale o meno, ma fanno parte di una categoria a sé.


Il welfare aziendale non solo migliora il benessere, ma crea lavoro.




7. Casi studio



 

Esselunga


Esselunga è tra i protagonisti della nostra lista di best case, perché ha dato la possibilità al personale di usufruire di varie opportunità, quali l’assistenza fiscale, i permessi retribuiti per visite mediche, permessi studio e integrazioni del salario in casi particolari.


Inoltre, ha attivato il portale Esselunga per te, dedicato alle convenzioni e alla scontistica. Per quanto riguarda la famiglia, con Intercultura offre ai figli dei dipendenti iscritti alla scuola superiore la possibilità di vincere borse di studio per programmi estivi di apprendimento della lingua inglese della durata di 1 mese. Ai figli di dipendenti che frequentano l’ultimo anno di liceo, invece, offrono orientamento per la scelta universitaria.
 

Carrefour


Anche Carrefour ha vinto per il secondo anno di fila il Top Employer Italia 2019.


L'azienda ha lavorato per il miglioramento della “digital reputation”, ponendo al centro della strategia la digitalizzazione dei processi che impattano e valorizzano l’esperienza del dipendente. Gamification, piattaforme di e-learning e App in ambito formazione sono solo alcuni esempi della strategia adottata.



8. Welfare ai tempi del Covid-19



 

Il welfare aziendale può diventare molto utile in questo momento, sia per aziende che per lavoratori.


Le aziende che hanno attivato o attiveranno misure in questo ambito riescono a contenere i costi di gestione del personale offrendo sia un supporto economico che una risposta ai bisogni dei collaboratori e delle loro famiglie, soprattutto ora.


I lavoratori, infatti, hanno a disposizione un credito defiscalizzato spendibile per l’acquisto di beni e/o servizi di welfare tramite una piattaforma digitale.


Certamente, per quanto il welfare possa fare in una situazione d’emergenza, abissale sarà il cambiamento dei bisogni dei lavoratori.


Il welfare aziendale dovrà adattarsi con dei servizi che sicuramente possono rispondere alle nuove esigenze. Ad esempio, con le scuole chiuse, molte famiglie devono riorganizzarsi per tenere i figli. Il welfare risponderà proprio ad un bisogno di questo tipo tramite la possibilità di rimborsare le spese per le babysitter o le tate. Per tutelare gli anziani, è possibile rimborsare le spese dell’assistenza domiciliare. Per coloro che rimangono a casa, invece, vi sarà una grande disponibilità di corsi di formazione, dalle lingue alle soft skills, ma anche supporto psicologico.


I bisogni dei dipendenti sono cambiati, e l’hanno fatto parallelamente al periodo storico. Di pari passo, abbiamo cambiato modo di vedere la realtà e ciò che ci circonda.


Quando sarà conclusa la parte più acuta dell’emergenza, sarà necessario continuare a lavorare per ampliare il palinsesto di servizi e benefit offerti, privilegiando quelli fruibili da remoto.



Va sicuramente riorientata la spesa del welfare aziendale su servizi per la prevenzione medica, supporto psicologico online per la persona e i suoi familiari, supporto ai genitori per la cura dei figli e gestione dei problemi legati alla scuola (aiuto nella ricerca della babysitter, lezioni scolastiche online, ripetizioni, orientamento scolastico, supporto pedagogico e pediatrico). Inoltre, si favorirà la cultura con corsi di formazione digitale e biblioteche online. Si offrirà più supporto agli anziani, alla salute e al benessere in generale.


Sono ammirevoli alcune iniziative di aziende che, nell’attuale condizione di emergenza, hanno deciso di utilizzare il welfare come strumento per esprimere sostegno alle famiglie.


Un bell’esempio è stato dato da parte del Gruppo Nestlè che,dovendo rallentare la linea di produzione, ha ridotto gli orari di lavoro ad una buona porzione di dipendenti. Ciò ovviamente costituiva anche una retribuzione più bassa.


Per dare un sostegno concreto in questa situazione di difficoltà, grazie ad un accordo tra i vertici aziendali e i sindacati, Nestlè ha garantito la piena retribuzione mensile a tutti coloro che si trovino a dover sospendere o ridurre la propria attività. L'azienda inoltre erogherà ai lavoratori che assicurano la continuità produttiva nelle fabbriche un bonus mensile pari a 500 euro.



Nel frattempo, non sono da dimenticare anche tutte quelle strutture che erogano servizi al momento non fruibili ma che, prima o poi, lo saranno.


Prima o poi si tornerà ad una “nuova normalità”, a seguito dell’emergenza che stiamo vivendo, e potremo tornare a fruire di un palinsesto di servizi più ampio.



Il welfare aziendale si è rivelato un elemento importante del rapporto tra persone e azienda, in grado di fornire il supporto necessario in questo periodo di cambiamento. E questo aiuto non farà altro che fidelizzare ancora di più il rapporto tra dipendente e impresa.

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